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Esce per Ricordi una nuova edizione critica delle Sonate e Partite per violino solo di Bach – forse il vertice assoluto dell’intero repertorio violinistico –, curata dal violinista Fulvio Luciani.


L’edizione è basata sul manoscritto autografo, ed è corredata da un apparato di note che segnalano i problemi di lettura della fonte, suggeriscono possibili divergenze dalla lettura correntemente accettata, e ripercorrono la storia della percezione armonica, così com’è testimoniata dalle deformazioni imposte al testo musicale nelle edizioni storiche.


Le indicazioni per l’esecuzione, in particolare quelle di diteggiatura, tutte del revisore e sempre riconoscibili dal testo originale, costituiscono una proposta che nasce dall’osservazione del sistema tecnico tenuto presente dall’immaginazione creativa bachiana, più vicino al meccanismo della mano pianistica che non a quello del violinismo di tradizione, un meccanismo che ancor oggi appare addirittura di avanguardia.



Che emozione vedere questa copertina! Quando Ivano Bettin me l’ha mandata mi ha scritto: «Tieniti forte!». Aveva ragione: è un grande onore – e naturalmente una grande responsabilità – che un editore come Ricordi abbia deciso di pubblicare questa mia revisione delle Sonate e Partite di Bach.

Credo che ogni violinista abbia un debito di riconoscenza verso le Sonate e Partite. Ricordo con emozione quando io stesso ho iniziato a leggerne qualche singolo movimento: avevo la sensazione di aver varcato una soglia, e il solo fatto di essere arrivato a poterle avvicinare corrispondesse a qualcosa di simile a una iniziazione.

Da studente ho arrangiato non so quante lezioni con un Adagio o un’Allemanda, sempre quelli: alla prima occasione mi fermavo e iniziavo a fare domande su un problema tecnico, una diteggiatura, un’arcata, o su una questione stilistica: qualsiasi cosa pur di non dover andare avanti a suonare. Anzi, capitava anche che lo facessi conto terzi, richiesto da certi miei compagni.

Non poteva essere che il nostro temutissimo maestro ci cascasse ogni volta, eppure me l’ha sempre passata liscia. Credo non gli dispiacesse ragionare su questa grande musica insieme a noi, suoi studenti: anche così non era tempo perso. Quanto a me, anche se la lezione non l’avevo preparata affatto, Bach lo avevo suonato moltissimo.

Più avanti feci quartetto per diversi anni, e Bach, e in generale il suonare da solo, erano al di fuori dei miei interessi professionali, se non quelli strettamente didattici. Non dai miei interessi personali, però, così che il regalo che feci a me stesso quando compii quarant’anni fu di suonare tutte e sei le Sonate e Partite in concerto. Per quell’esecuzione comperai un libro (di un altro editore) tutto nuovo, con una bella copertina azzurra che mi piaceva molto – quella di quando ero studente, dello stesso altro editore, era blu –, e lo diteggiai ordinatamente tutto quanto, compreso quel che suonavo già da tempo.

Ma cosa affascina delle Sonate e Partite? Forse, che sono tra le poche cose scritte per il violino solo. Veramente solo: senza un sostegno, senza una controparte. Così da doversi sdoppiare, o più, per suggerire un accompagnamento mentre si sta suonando un canto, o interpretare scene dove agiscono più personaggi.

Non ho mai avuto paura di suonare il violino ‘a solo’, forse perché amo quella dimensione tutta pianistica del colloquio con sé, della riflessione privata. Ma la amo forse perché quella dimensione è per qualche verso innaturale per il violino, e mi piace esplorarla.



Nel volume c’è un lungo elenco di ringraziamenti, ma senza Ilaria Anna Narici e poi Ivano Bettin il volume semplicemente non ci sarebbe: grazie di cuore a Voi, prima di tutto.



Se vuoi acquistare il volume, lo trovi qui: https://www.musicshopeurope.it

nuova revisione critica delle sonate e partite di bach